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Ho da sempre educato mio figlio Pietro alla tolleranza ed alla solidarietà, ma nessuno dei suoi coetanei ha questi valori, si sente un pesce fuor d’acqua. Come madre mi sento in colpa. Non so come comportarmi con lui, ormai ha quasi quattordici anni. Cosa faccio? Posso dirgli di cancellare tutto quello che gli ho passato?

Elena

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Pensiero del mese

Stimolare e incuriosire

 

di Licia Coppo

 

“Oh, c’è tempo, c’è tempo”, avrebbe detto mia nonna. Di fronte a una nuova esperienza per un bambino, un gioco, una gita, uno sport, un viaggio, lei avrebbe detto proprio così: “è piccolo, ne ha di tempo davanti!”.  E’ uno dei tanti principi pedagogici che oggi vacillano: il principio della gradualità.

Quella era l’epoca in cui l’unico paio di scarpe per stagione si portava finché le dita non facevano troppo male, in cui i vestiti logori dei fratelli maggiori si usavano con le toppe, in cui si inventavano i giochi con una scatola di cartone, un bastoncino e lo spago. Quell’epoca non c’è più. Qualcosa abbiamo guadagnato, qualcosa perso. Bruciare le tappe della crescita dei bambini e abbandonare la gradualità delle esperienze è senz’altro una perdita. Per i bambini, soprattutto. Ma anche per i genitori.

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